Giusto il tempo di un tè..
"Cià, ci beviamo il tè?"
...credo sia limone e zenzero..è ancora bollente.
Osservo la candela illuminare la stanza, i volti, gli sguardi.
La fiammella alterna istanti di apparente immobilità ad altri di improvvisa irrequietezza. E allora il colore cambia intensità e si tinge di una sfumatura più blu, poi bianca, poi gialla e di nuovo bianca. Le ombre di noi raggomitolati in un piccolo cerchio attorno alla luce, sono scure immagine disegnate sulle pareti; vibrano, si spandono, si fondono tra loro, in armonia con il bagliore intermittente della candela. L'incenso ancora acceso libera i suoi ultimi segnali di fumo: si esibiscono in spettacolari acrobazie su di uno scenario di luce, colore, suono e profumo. Si attorcigliano come se volessero intrappolare una mano che, divertita, cerca a sua volta di afferrarli nonostante li senta sfuggire alla presa; poi, si congedano con eleganza, innalzandosi verso l'alto e dissolvendosi in quel crepuscolare confine tra luce ed ombra.
Ogni cellula del mio corpo partecipa attivamente ad assaporare l'atmosfera di quel momento. E tutto è in movimento. Attorno a me, in mezzo a noi..dentro di me.
Mi lascio scalfire dal tono della voce che ascolto e dal senso di quelle parole che danno vita ai pensieri, alle emozioni e ai racconti. E' pacata, ma punteggiata di accenti che le danno intensità e incisività, e che come per effetto rebound, torna, ogni volta che mi fermo a rievocarla. I miei occhi cercano la fonte di quel suono, poi rimbalzano sui visi degli altri spettatori, sulla candela, e di nuovo sui visi. Sembrano tutti assorti, invasi da stupore e avvolti da un aura chiara; gli sguardi illuminati di una luce pura. Un sorriso cattura la mia attenzione: nasconde gli occhi dietro una fessura, così spontaneamente e teneramente che mi commuove. Una risata dalla parte opposta, rianima la mia espressione rapita, e rido anche io, senza sapere perché. Davanti, c'è chi distende la gamba informicolata, e anche la mia trova sollievo.
Ho la sensazione che ogni cosa sia li per completarmi, o forse sono io ad essere li, per svegliarmi, per accorgermi e completarmi.
All'improvviso, quelle parole diventano gli accordi perfetti di una composizione che continua a suonare per far vibrare l'anima; gli sguardi che incrocio diventano la finestra attraverso cui osservo me e mondi che non conosco. Le mani si sollevano con leggerezza per ondeggiare nell'aria fluida: invitano il resto del corpo a muoversi, e poi alzarsi e poi a perdersi in una danza scomposta e libera. Ballo inebriandomi del profumo di incenso; inseguo l'essenza lasciata dai gesti di chi come me accoglie quell'irrefrenabile desiderio di movimento; e poi la afferro, intrappolandola nei polmoni, la conservo, come se fosse la cosa preziosa che qualcuno perde dietro di se, senza rendersene conto. Esplodo in un abbraccio che racchiude tutti, affinché anche l'ultimo senso, il tatto, trovi pace dopo l'istintivo tentativo di afferrare quel suono, quelle immagini, quel profumo.
Sorseggio l'ultimo goccio di tè, e ascolto l'eco di quella implosione di sensi. E' forse possibile condividere tutto quanto succede dentro di noi?..spesso siamo gelosi delle nostre emozioni, a volte ne temiamo il giudizio, o semplicemente (e disgraziatamente) non sappiamo come liberarle o esprimerle. Ma intanto tutto succede, e credo sia questo il tesoro che c'è in ognuno di noi e che aspetta di essere trovato, in primis da noi stessi. E allora tutto ha un senso: un sorriso, chiede di essere colto, uno sguardo chiede di essere decifrato, un gesto chiede di essere apprezzato..
Parlo di eco, scriviamo echi magistrali, penso ad una canzone: ECHOES... penso che valga la pena ascoltare, o meglio vivere, quei quattordici minuti di "rumore" (come qualcuno direbbe), di domande e risposte non date, di lamento e di energia, di dolore e di eccitazione, di silenzio e urla, di echi lontani e parole sussurrate, per poi riscoprire la pace, la quiete dopo la tempesta, al quindicesimo minuto...e sentire che all'improvviso, quando finalmente sono le emozioni a governare corpo e mente e il cuore si apre, al diciottesimo minuto, il battito è un tutt'uno con il ritmo della canzone, e credi di nascere ancora, per scoprire qualcosa che ancora non conoscevi, e che forse era già scritto dentro di te e non avevi ancora trovato. Tanto breve che sia, quella sensazione, quella strofa, quel sorso di tè, decido di viverla, di ascoltarla di assaporarla e allora " potrei essere rinchiuso in un guscio di noce, e sentirmi re dell'infinito".Credo che nessuno si sia accorto di nulla. Sul mio viso serio e forse ridicolamente imbambolato, compare un abbozzo di sorriso. La fiammella poi si spegne lasciando posto ad un silenzioso filo di fumo nero.
Torna ad essere buio. Fuori.


