Qualcuno di noi ha pianto… ha iniziato a porsi domande. .. a muoversi tra i meandri del dubbio…

Ci siamo passati tutti.

Alcuni esternano il momento difficile piangendo fra le mura domestiche, altri nel dojo, altri ancora in mezzo ad un aereo pieno di gente…

Quando parte quel momento, trattenerlo diventa difficile… esce semplicemente…c’è dolore, c’è amarezza, frustrazione, dubbio, paura.

Ma il pianto è solamente la punta di un turbamento interiore che viviamo, l’esternazione di una ferita che abbiamo dentro. Mettersi in dubbio non è mai piacevole, come non è piacevole perdere le certezze o lasciare andare le identificazioni.

Qualcuno di noi è entrato in crisi… Crisi, da κρίσις che significa separazione, ma anche lotta. Il suono della parola crisi è onomatopeico, ricorda lo scricchiolare…

Le lezione di ieri ci ha ricordato come le crisi in realtà siano, in qualche modo, una tappa obbligata quando si intraprende un cammino, di qualsiasi tipo. Nella mistica cristiana viene chiamata “L’oscura notte dell’anima”, quando la luce del giorno è passata e non è ancora sopraggiunta l’alba del nuovo giorno. E’ un momento crepuscolare dove la persona “ assomiglia ad un animale ferito, che tende a rintanarsi e diviene aggressivo o nei confronti di sé stesso o degli altri”…Ed è vero, tendiamo ad allontanarci da tutto ciò che potrebbe turbarci ulteriormente, pratica inclusa…La frequentazione del dojo, che dovrebbe diventare punto fermo e rifugio, diventa il luogo da cui scappare…ci sembra che ciò che stiamo facendo sia inutile, che la nostra sincerità nel seguire questa strada sia, invece, una falsità….In crisi scambiamo la buona fede per diligenza e la passione per abitudine, quando di norma scambiamo la diligenza per buona fede e l’abitudine per passione.

Ci sono due rive ed in mezzo un fiume, non si può costruire un ponte per passare da una riva all’altra, il passaggio avviene come se fosse un salto. La pratica serve per incamerare energia per poter fare, o meglio, patire il Salto. Ricordate sempre che non esiste un principio di progressività nella pratica, non si migliora e non si peggiora. O si fa il salto o non lo si fa!”.

Molti di noi si sono inoltrati nell’esplorazione della meditazione quotidiana, ognuno ha avuto il suo “ buon motivo”. Alcuni lo avranno fatto per approfondire una tematica, altri per trovare rimedio alla loro confusione, o per curiosità, o come strumento preferenziale per raggiungere, “forse” l’agognato ( “ah lo scopo!”) Oltre. Il tratto che ha accomunato tutti è stato che dopo un periodo ci sentivamo peggio…I dubbi sono aumentati, abbiamo iniziato a camminare sulle uova, a vedere parti di noi che NON volevamo vedere, abbiamo smesso di riconoscerci: anni di fronte ad uno specchio e la faccia che rifletteva non ci sembrava più la nostra. A noi sembrava di peggiorare, in realtà vedevamo “qualcuno” che prima non eravamo ancora pronti a vedere.

“La meditazione può,anzi deve, fare questo effetto”. Ci è stato, anche questo, ripetuto più e più volte. Come ci è stato ripetuto di non smettere di meditare proprio in questi momenti.

La crisi è un momento di “trasformazione” e questo può provocare dolore, “ Il dolore è una qualità della mente. Di fronte ad un cambio di stato e di Forme noi proviamo dolore”.

Che cosa dobbiamo fare allora? “Abbandonarci alla fiducia, al rispetto e al coraggioricordandoci che i cosiddetti valori spirituali non si tesaurizzano ma si testimoniano nell’immediatezza di una compromissione generosa negli eventi”. E non dimenticare le parole che ci vengono dette durante una lezione, potremmo avere bisogno di loro in qualsiasi momento...

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 13 Maggio 2010 14:36 )